TELELAVORO

Cos'è il telelavoro

Il telelavoro è ogni forma di lavoro a distanza svolto attraverso l’uso delle tecnologie di informatica e telematica. Non è quindi nè un mestiere nè una professione distinta, ma semplicemente un modo di lavorare stando lontani dai luoghi tradizionali, ufficio o azienda. Naturalmente gli studiosi di telelavoro distinguono diverse tipologie di telelavoro: quello a domicilio, svolto principalmente da casa; quello svolto dai centri satelliti; lavoro mobile, quando l’attività viene svolta da qualsiasi posto, automobile o presso i clienti, diverso dalla sede dell’azienda.
Un lavoro on line, insomma, che trova la sua massima espressione nelle cosiddette aziende virtuali. In Italia c’è l’esempio della Logos, un’azienda che fa traduzioni in tutto il mondo e che ha oltre mille traduttori che svolgono la loro attività in rete.

Con l'aiuto dell'Europa

Il telelavoro nasce negli Stati Uniti agli inizi degli anni Settanta, con la tecnologia a disposizione in quel periodo, e si sviluppa proprio seguendo l’evoluzione dell’informatica e della telematica. Da alcuni anni anche l’Europa sta approfondendo e incentivando questa nuova forma di impiego sostenendo dei progetti ad hoc per favorirne la divulgazione nei Paesi membri. Il primo progetto a sostegno di progetti di telelavoro è l’Ectf, nato nel ’92. Dopo si sono però sviluppate altre linee di azione sul fronte del lavoro e dello sviluppo di attività (come il commercio elettronico) in rete. L’Etd (European telework development) è un altro dei progetti dell’Unione europea di diffusione di telelavoro, e in Italia è coordinato da Patrizio Di Nicola.

Sul telelavoro l’Europa punta parecchio: ai nuovi metodi di lavoro e commercio elettronico sono destinati oltre mille miliardi di lire all’interno del pacchetto di 8mila miliardi stanziati dal Quinto programma quadro di ricerca della Commissione europea per il periodo 1999-2002. Secondo le ultime stime, oltre 9 milioni di cittadini europei, circa il 6% della forza lavoro, sono impegnati nel telelavoro, in una forma o nell’altra.

Il caso Italiano

In Italia, in particolare, alcune aziende si sono già incamminate sulla strada del lavoro a distanza, ma anche le università stanno creando dei corsi ad hoc per consulenti di telelavoro. Uno dei corsi post-laurea, istituito presso la facoltà di ingegneria dell’Aquila, è il Citel che forma consulenti per la gestione di personale a distanza. Nascono, insomma, primi centri o luoghi di consulenza per le imprese che hanno interesse o necessità di sviluppare il telelavoro sia sul fronte dell’organizzazione del personale sia su quello dei cicli produttivi.

Ma cominciano a muoversi anche le acque "legislative". E’ infatti attualmente all’esame del Senato il primo Ddl sul telelavoro, una proposta di legge unificata che sostituisce quattro diverse iniziative presentate nell’arco di 18 mesi dai Verdi-Ds, da Rifondazione comunista, dai Ds e da Alleanza Nazionale. In parallelo, procede il disegno di legge sui congedi parentali presentato nel marzo ’98 dall’ex governo Prodi: sono previsti incentivi alle imprese che mettono in campo progetti per entrambi i genitori (con priorità per chi ha figli fino a 8 anni): part time reversibile, telelavoro, lavoro a casa, banca delle ore, programmi di formazione per il reinserimento professionale dei lavoratori dopo il congedo. Intanto, con la legge Bassanini-ter il lavoro a distanza entra anche nella Pubblica amministrazione.

Un fronte in movimento, dunque, come testimoniano i dati sui telelavoratori in Italia stimati dall’Etd: mentre nel 1994 i telelavoratori erano 96.722, nel 1999 sono arrivati a 720mila.