E' nota la storiella
secondo cui al 47,3% di un uomo piace il pollo fritto, al 18,2%
fa schifo ed il restante 34,1% non sa/non risponde. Ecco, sicuramente
l'inventore di questo apoftegma era uno studente di Scienze
statistiche dotato di fantasia ed autoironia. Al di là degli
scherzi, però, c'è da dire che la statistica è un campo di ricerca
fondamentale per il pensiero scientifico moderno ed indispensabile
per orientarsi nel marasma delle scelte culinarie e delle previsioni
elettorali. E' facile quindi immaginare che ai laureati di questa
facoltà il lavoro non mancherà. Del resto, se anche dopo le
batoste dei pluriridicolizzati exit-pool del passato non hanno
fatto passare ai politici la voglia di conoscere in anticipo
i risultati (fasulli) delle votazioni, significa che nonostante
tutto uno statistico o elaboratore di dati previsionali fa sempre
comodo e non rimarrà mai a spasso.
Scienze statistiche
ed attuariali offre paradisiache prospettive
di lavoro: dopo tre anni ben l'83% dei laureati lavora stabilmente
presso uffici di controllo e supervisione tecnica. Tuttavia
molti trovano impiego nel campo della formazione. Significativo
ed indicativo della difficoltà di questi studi è il fatto che
ben il 91% degli studenti si laurei fuori corso; consola però
vedere che la maggior parte di essi (36%) raggiunge la lode.
Per quanto riguarda invece Scienze statistiche e demografiche
sociali, solo il 45% dei laureati lavora stabilmente dopo
tre anni. In questa laurea prendere la lode pare più difficile:
solo il 28,9% ci riesce.